Sabato 4 settembre, a Roma in piazza Campo de’ Fiori, l’Arci ha preso parte alla manifestazione per la difesa dei diritti delle comunità rom e sinte. Il sit-in è stato organizzato dal coordinamento nazionale anti discriminazione “Sa phrala – ogni persona è tuo fratello”, in gemellaggio con la mobilitazione che si è svolta a Parigi e in altre 130 città della Francia contro le politiche adottate dal governo Sarkozy. All’iniziativa italiana hanno aderito numerose associazioni, partiti politici e sindacati per sostenere e dare voce alle istanze di un popolo che da troppo tempo ormai si trova al centro di continue discriminazioni. E’ noto, infatti, come nel corso degli ultimi anni le popolazioni rom e sinte stiano subendo violenti attacchi e siano vittime di provvedimenti che nulla hanno a che vedere con l’integrazione. Le politiche messe in atto dall’amministrazione Alemanno a Roma, il contestato piano Nomadi, le dichiarazioni xenofobe avanzate da una parte della destra italiana, peraltro a meri fini elettorali, hanno alimentato un clima di odio che si sta diffondendo a macchia d’olio nella società civile. Un germe che sta contaminando ogni possibilità di convivenza, non soltanto tra la popolazione italiana e le comunità rom, ma anche all’interno delle stesse comunità dove gli effetti di una politica mistificatoria, di separazione e contraria alla creazione di un legame sociale tra le persone, stanno minando alla base dei più elementari principi della convivenza civile e della rappresentanza democratica. Lo dimostrano i tentavi di sabotaggio contro l’iniziativa effettuati da alcuni rappresentanti rom all’interno dei campi della capitale. Tuttavia, la mobilitazione di sabato, per quanto organizzata in tempi molto ristretti, ha visto una buona partecipazione sia di rom provenienti da diverse parti del Paese, che di cittadini italiani ed ha messo in evidenza che la creazione di una rete di rom europei può rappresentare l’antidoto contro le politiche della separazione e delle discriminazioni messe in atto dai singoli governi. Rivendicare insieme gli stessi diritti, anche a distanza di centinaia di chilometri, e combattere uniti le medesime forme di razzismo sono le azioni che tracciano il cammino per un futuro nuovo di convivenza e appartenenza plurale.











